Catacomba di San Casto


Ambito campano sec. XIII, dipinto raffigurante un Angelo


All’interno del martyrium dei Santi Casto e Secondino, attualmente utilizzato come edificio di culto, sono ancora presenti alcuni frammenti di pitture parietali risalenti ai secoli XI-XIV. Due di questi sono stati staccati alla metà del secolo Ventesimo per essere meglio conservati. A seguito degli opportuni interventi di restauro, i pannelli sono parte integrante dell’esposizione museale. Il primo pannello raffigura un Angelo mentre il secondo è di più difficile lettura. La figura indossa abiti liturgici con ai suoi piedi la rappresentazione di un animale dalla lunga testa ed una dentatura affilata. I dipinti testimoniano la frequentazione del sito catacombale a distanza di secoli dal martirio.

Catacomba di San Casto


Ambito campano sec. III (?), Sarcofago dei Santi Casto e Secondino


Per accogliere la sepoltura dei Santi Casto e Secondino si ricorse al reimpiego un sarcofago antico. La descrizione di Diamare diventa particolarmente interessante nel citare il ritrovamento del sarcofago: “ci provammo a penetrare nel recinto della Cappelletta, or da Noi reso meno disagevole l’ingresso. Ed osservammo con istupore, oltre al sarcofago prezioso, spiccati affreschi medievali […] Non si può dare però piena dilucidazione di questo marmo pregiato, benché monco, perché una parte di esso è incastrata in una delle parti del muro”. Il Diamare conferma l’esistenza del sarcofago che, così come già attestato dal De Masi, doveva contenere le spoglie mortali dei Santi Casto e Secondino.

Questo sarcofago era parzialmente visibile, così come è possibile notare dalle preziose riprese fotografiche promosse dallo stesso Diamare. Dalla prima foto, databile al 1896, si vede chiaramente il luogo in cui era collocato il sarcofago ed anche la parete tufacea retrostante. Inizialmente l’intento era di lasciarlo in quella posizione per non danneggiarlo ma agli inizi del 1900, il sarcofago fu collocato all’esterno nella sua interezza. Il primo a studiarlo fu Cosimo datandolo alla fine del terzo secolo d. C.

Una più completa descrizione del sarcofago è stata effettuata da Peter Kranz: “Messo insieme a partire da due frammenti: Il frammento a sinistra restituisce una figura a tema stagionale alata che corre incontro a un’altra figura abbigliata con una Chlamys a pieghe (solo gli elementi relativi alle gambe si sono salvati). Il frammento a destra restituisce il motivo centrale della facciata: due figure dotate di ali aperte verso l’alto abbigliate con una Chlamys reggono con entrambe le mani un clipeo sul quale si trova il ritratto di un uomo in toga contabulata; sotto il clipeo vi è un’esile figura alata. Ipotesi di datazione: epoca postgallienica”. La parte destra del sarcofago è stata trafugata all’inizio degli anni Sessanta del Ventesimo secolo e solo nel 2001, una parte è stata recuperata e collocata nel 2006 insieme con gli altri resti come base dell’altare basilicale dell’attuale Santuario.